Mons. Monterisi, il vescovo che aiutava i salernitani durante la seconda guerra mondiale
Mons. Monterisi e la città di Salerno colpita dai bombardamenti
Tra giugno e settembre 1943 la città di Salerno fu colpita da numerosi bombardamenti, che portarono in città morte e distruzione. La violenza degli ordigni e i combattimenti che seguirono al 9 settembre 1943, quando la Quinta Armata sbarcò sulla costa salernitana nell’operazione denominata “Avalanche” (o “Valanga”), provocarono in città circa quattrocento morti e centinaia di feriti.
I danni materiali furono enormi: quindici mila vani distrutti, oltre cento ponti distrutti, un quinto dei fabbricati industriali in macerie. Mancava tutto: cibo, alloggi, mezzi di trasporto.
Le autorità pubbliche fuggirono, ma non l’arcivescovo, che rimase l’unico punto di riferimento per la popolazione.
La richiesta fatta ai sacerdoti della città di Salerno
Mons. Monterisi e la vicinanza ai più deboli
L’11 settembre 1943, il nuovo governatore della città, il colonnello statunitense Thomas Aloysius Lane, volle salutare monsignor Monterisi. L’arcivescovo lo esortò ad essere “rappresentante di nazioni civili presso una nazione civile” chiedendo che fossero rispettate le donne, le proprietà private e gli edifici di culto. Alle truppe americane, intenzionate a requisire il Seminario regionale, Monterisi oppose un fiero “no”. E quando seppe che il maresciallo Badoglio aveva messo in dubbio la sua italianità, non esitò a ricordare: “Non permetto che si metta in discussione la mia italianità; mi sento e sono più italiano del maresciallo Badoglio. Quando il popolo è rimasto solo e stremato dalle sofferenze della guerra io, vecchio di 76 anni, col mio clero sono rimasto al mio posto a conforto e sollievo della popolazione, mentre il maresciallo Badoglio è scappato a Pescara!”.
La morte tra i poveri di Mons. Monterisi
L’11 febbraio 1944, il governo Badoglio trasferì la sua sede nella Salerno liberata. Monterisi morirà poco più di un mese dopo, il 30 marzo di quell’anno. E morì povero tra i poveri. Il 19 marzo era entrato nella Casa San Giuseppe, struttura d’accoglienza per gli anziani della città.
Spiegò: “Per un Vescovo è grande onore morire in mezzo ai poveri!”. Oggi a Salerno prende il suo nome la scuola media “N. Monterisi” in memoria del suo costante operato la per la città.