Torretta dipingeva il mare, il paesaggio, la bellezza struggente della natura, le donne come figure materne, malinconiche, sospese tra sacro e sensualità. Tutto era finalizzato a creare stupore, una sorta di preghiera laica alle creature. La vita spesso irrompeva nelle opere di Torretta, che soprattutto negli ultimi tempi non nascondeva le ombre della malattia e forse della paura. Un uomo e pittore che cercava sempre nel trascendente un po' di serenità e di tenerezza malgrado la vita che “indossava”, come i suoi vestiti, a sghimbescio. I quadri erano espressione di un conflitto continuo tra gioie e malinconie, entusiasmi ed angosce, felicità e sofferenza, spesso fatta di solitudine. Sembrava avere tensione verso l'infinito, ma poi c'era la vita con i suoi riti, le sue convenzioni, le sue pesantezze. In alcuni quadri dipinse anche sé stesso, ma sempre in ruoli secondarie e con espressioni che rivelavano sentimenti diversi, spesso in contraddizione tra loro.