Di per sé la figura dello schiattamorto godeva di grande considerazione e rispetto anche perché gli si affidavano i corpi dei propri cari, che avevano un valore sacro e a cui si doveva la massima cura. Per il resto era un mestiere come un altro che aveva anche altri compiti pietosi: la deposizione del corpo nel feretro, la sistemazione dei cadaveri ed eventualmente delle loro ossa, il trasporto del defunto fino al camposanto e l’allocazione nella fossa. Inoltre, al di là delle descrizioni, che possono apparire un po’ macabre, è altrettanto vero che a Napoli il rapporto con la morte è sereno e il mondo dei vivi coesiste a quello dei defunti, cui si parla anche di questioni molto materiali come il bisogno di danaro, da ottenere magari con una vincita al lotto.
Dice Totò nella poesia prima citata: “Il trapasso è na pazziella, nu passaggio dal sonoro al muto”.