Tra giugno e settembre 1943 la città di Salerno fu colpita da numerosi bombardamenti, che portarono in città morte e distruzione. La violenza degli ordigni e i combattimenti che seguirono al 9 settembre 1943, quando la Quinta Armata sbarcò sulla costa salernitana nell’operazione denominata “Avalanche” (o “Valanga”), provocarono in città circa quattrocento morti e centinaia di feriti.
I danni materiali furono enormi: quindici mila vani distrutti, oltre cento ponti distrutti, un quinto dei fabbricati industriali in macerie. Mancava tutto: cibo, alloggi, mezzi di trasporto.
Le autorità pubbliche fuggirono, ma non l’arcivescovo, che rimase l’unico punto di riferimento per la popolazione.
L’11 febbraio 1944, il governo Badoglio trasferì la sua sede nella Salerno liberata. Monterisi morirà poco più di un mese dopo, il 30 marzo di quell’anno. E morì povero tra i poveri. Il 19 marzo era entrato nella Casa San Giuseppe, struttura d’accoglienza per gli anziani della città.
Spiegò: “Per un Vescovo è grande onore morire in mezzo ai poveri!”. Oggi a Salerno prende il suo nome la scuola media “N. Monterisi” in memoria del suo costante operato la per la città.